Questa Cappadocia ci ha davvero stregati! Prima di lasciarla per dirigerci verso Ankara vogliamo fare ancora il pieno delle sue magiche formazioni rocciose…degli infiniti pinnacoli che svettano verso il cielo. Decidiamo perciò di portare la carovana ai piedi della Love Valley, un luogo indubbiamente bizzarro dove i pinnacoli di roccia si innalzano per parecchi metri nel cielo ricordando delle forme falliche : da qui appunto il nome Love Valley.

Ci avventuriamo lungo una stretta pista di terra, sabbia e a tratti fango. Forse proseguire non è il caso. Tentiamo perciò di invertire il senso di marcia. L’operazione non essendoci larghi spazi non è così semplice e immediata! Quindi mano alle pale e in men che non si dica i nostri Giannino e Rubens creano un passaggio per permettere di fare manovra con tutti e 4 i mezzi e tornare indietro: se non ci fossero loro… 😉

Ora il nostro drone Pinuccio può volare per regalarci immagini da sogno e Robi può riprendere la carovana arancione mentre sfreccia nella fitta vegetazione della vallata. Ma non è finita qui! Torniamo sulla statale e ci portiamo nella città di Derinkuyu dove, una semplice ristrutturazione avvenuta nel 1963, ha portato ad una straordinaria scoperta: un passaggio verso una città sotterranea (fino a 85 mt di profondità) datata migliaia di anni. Ancora oggi veleggiano misteri sulla sua epoca esatta e sulla sua costruzione tanta è la sua magnificenza. Ovviamente andiamo a visitarla. Camminare tra i cunicoli scavati nella roccia portandosi sottoterra e scoprendo un luogo tanto affascinante quanto ricco di storia ha un suo perché.

Tredici sono i piani che scendono nel sottosuolo e ognuno possiede pozzi di ventilazione e bocchette d’aria. E’ incredibile pensare che le camere rocciose di questa città potessero contenere fino a 20.000 persone! A vari livelli troviamo torchi per il vino, stalle per il bestiame, vani che fungevano da negozi, una chiesa, la scuola, fienili… Tutto l’occorrente per vivere mesi e mesi sottoterra e fuggire così dalle persecuzioni cristiane e dalle varie invasioni, come ipotizzato dagli studiosi.

Torniamo poi all’aria aperta che è ormai pomeriggio: il senso del tempo in un luogo che non vede mai la luce del sole si perde facilmente. Consumiamo perciò uno spuntino veloce a lato dei nostri mezzi e ci rimettiamo in marcia verso la capitale che raggiungiamo all’ora del tramonto. Ad accoglierci, inaspettatamente, una città multietnica e giovane: le strade del centro sono affollate di ragazzi e ragazze vestiti all’ultima moda che la rendono viva e colorata.

Il richiamo del muezzin in un contesto così occidentalizzato fa sicuramente effetto, ma al tempo stesso le dona quel po’ di tradizione per darle un tocco di fascino in più.