Ci si sveglia con un cielo cupo, grigio, nuvole cariche di pioggia sono il preludio di una notizia infelice che riceveremo a breve. E’ proprio mentre ci accingiamo a andare a fare colazione che in ascensore un afghano ci informa esserci stato poco fa un attentato proprio nel centro di Kabul. Ci si guarda negli occhi: il gelo. Nessuno ha il coraggio di parlare. Superato l’impasse iniziale cerchiamo di saperne di più, ma non si ha ancora nessuna notizia.

 

E mentre Filippo si reca (ancora inconsapevole dell’accaduto in ambasciata iraniana per ultimare le pratiche per i visti) ci rendiamo conto essere successo qualcosa di “importante”. Elicotteri militari iniziano a invadere il cielo, suoni di sirene spiegate giungono nelle nostre camere, spari… Una situazione che ha dell’irreale, sembra di essere in un film, di vivere un incubo…cosa che vorremmo fosse. Arrivano le prime notizie: l’attentato suicida è avvenuto nelle prime ore del mattino in una zona di Kabul, dove si trovano l’ambasciata americana e la sede della missione NATO in Afghanistan e al momento si contano 4 morti e 22 feriti tutti civili. Filippo?! Dove sei? In questi casi possiamo veramente dire “santa tecnologia” perché sul gruppo di whatsapp della spedizione arrivano sue notizie che ci rassicurano. Sta rientrando in albergo ed è tutto a posto.

 

Oggi c’era in programma di andare a visitare il museo nazionale dell’Afghanistan e, nonostante l’accaduto, non ci tiriamo indietro. Dopotutto la vita qui continua come sempre e basta uscire dall’albergo per rendersene conto! Gli abitanti di Kabul, e del paese in generale, sono talmente abituati a situazioni come queste che non ci fanno davvero più caso e noi seguiamo il loro esempio…dopotutto crediamo nel fato.

 

E’ così che ci dirigiamo nella zona Sud-Ovest del paese dove per l’appunto si trova il più importante museo della nazione. Questo museo, situato all’interno di un giardino splendidamente curato, venne costruito nel 1922, e la sua collezione rappresentava fino a pochi anni fa una delle esposizioni più importanti di tutta l’Asia Centrale. Sfortunatamente però il museo venne anche usato nel 1994 come base militare e, sebbene gran parte della sua eredità sia andata perduta o dispersa in vari altri musei in giro per il paese, venne ricostruito nei primi anni del 2000 dopo essere stato distrutto dai missili. Una visita ne vale comunque la pena ed è anche modo per noi per svagare la mente; il sole, inoltre, inizia a farsi strada tra le nuvole e pare voglia invitarci a vivere questa giornata così come era stata organizzata: proseguiamo, perciò, nel nostro “vagabondare” in città dirigendoci a Bird Market, o in lingua, Ka Firushi, uno dei quartieri più antichi di Kabul che ha resistito a decenni di conflitti. Entrare nel mercato degli uccelli della capitale è come fare un passo indietro nel tempo di un centinaio di anni in un angolo della città incontaminato dalla guerra e dalla modernizzazione.

 

Una stretta via dove nessuna auto può penetrare, dove l’unico suono udibile è quello melodico del canto degli uccelli, si respira davvero un’atmosfera diversa, rilassata e gioviale. Nei piccoli negozi si vendono infinite varietà di volatili: canarini, cocorite, colombe, usignoli, pernici, parrocchetti e altre specie canterine e ovviamente gabbie, abbeveratoi, mangimi e tutto quel che serve per prendersi cura di questi piccoli volatili ritenuti dagli afghani dei veri e proprio animali domestici. E’ tra il dolce suono degli uccelli che si fa sera e rientriamo alla base con la speranza che questa notte la città possa dormire tranquilla.