Sono le cinque quando una soffusa luce arancione si fa spazio nelle nostre camere. Ci si stiracchia un poco…è ora di alzarsi. Le braccia si aprono a raggio di sole per aprire le tende: una splendida alba su Mazar i Sharif sembra giunta apposta per augurarci una meravigliosa domenica in questo nostro primo vero giorno afghano. Arrivano le nostre guide con gli abiti prontamente confezionati da mani veloci e esperte. Li indossiamo felicemente. Sono freschi, comodi, di un cotone leggero, morbido dai colori chiari: questa sarà la nostra divisa per le prossime due settimane.

 

Colazione per incamminarci verso la moschea-santuario della città colorata di azzurro costruita in memoria del quarto Califfo e primo Imam sciita Alì Ibn Abi Talib, che secondo alcuni fedeli sciiti è stato proprio seppellito nella città afghana. (Mazar i Sharif significa “Nobile Santuario” riferito proprio al Santuario) Facciamo ingresso nel cortile della moschea: lo sguardo si perde nella maestosità della perfezione architettonica; piccole maioliche diligentemente incastonate formano uno splendido intreccio di disegni verde turchese, intramezzati da inserti dorati e che nell’insieme rendono unica quest’antica moschea risalente al XV secolo. Vi camminiamo intorno immergendoci nell’atmosfera che ogni luogo di culto, indipendentemente dalla religione di appartenenza, regala. Si percepisce indubbiamente qualcosa di mistico. Giovani ragazzi si incamminano verso la scuola di Corano, donne interamente ricoperte dal burka ci passano di fianco e tra la retina si può scorgere il loro sguardo che ci fissa interrogativo. Uomini nel loro abito tradizionale sorseggiano una tazza di tè seduti a gambe incrociate sul tappeto sul quale sono soliti pregare: un insieme di situazioni che alla vista ci fanno realizzare di essere davvero in Afghanistan.

 

E’ tempo però di mettersi in marcia: per giungere a Kabul saranno necessarie circa nove ore di viaggio. Prima di salire a bordo dei nostri mezzi ne approfittiamo per bere un succo di canna da zucchero freschissimo: un carretto si è posizionato proprio tra Camilla e Beta e non possiamo rinunciare! Lo prendiamo come “energizer” in vista del lungo tragitto…peraltro è ottimo!!!

Usciamo dalla città e subito a noi si apre uno spettacolo meraviglioso. Le montagne che ci circondano lasciano veramente senza parole. Le fiancheggiamo, attraversiamo in delle sorte di canyon, superiamo: da qualunque lato le si osservi rendono il nostro passaggio veramente suggestivo. Non mancano qua e là elementi che riportano talvolta l’attenzione alla realtà: resti di armi lungo il fianco della carreggiata, militari in divisa con colpo in canna, carovane di carri armati. La guerra è indubbiamente palpabile, ma per contro la vita quotidiana che scorre sotto i nostri occhi in tutta tranquillità nei paesini che incontriamo stempera l’atmosfera cruenta.

 

C’è poi da aggiungere che al momento, seppure gli elementi a nostra disposizione per poter dare un giudizio effettivo siano minimi, tutte le persone incontrate sono state veramente gentili, disponibili e amichevoli e questa è la riprova che non bisogna sempre fare di tutta un’erba un fascio. La mela marcia di questo paese è una sola etnia: quella dei Pastun, estremisti che stanno cercando di piegare, giorno dopo giorno, l’umanità intera.

Proseguiamo comunque la nostra marcia quando Tony avvisa per radio che Camilla probabilmente ha una gomma bucata. Ci fermiamo ed effettivamente è così. Nemmeno a farlo apposta a poco meno di un km un “gommista a cielo aperto” la ripara in 5 minuti alla modica cifra di 1,5€ (e le nostre guide dicono essere già tanto! Normalmente 70cent sono più che sufficienti, ma noi siamo turisti…)

 

Via quindi veloci: è già la una passata, i km percorsi sono pochi e la strada è parecchio sconnessa. Giungono le due, poi le tre…tre e mezza: avendo fatto colazione 10 ore fa, la fame è più che giustificata. Ci fermiamo perciò a Lalmayee, un piccolo paesino di montagna in un tipico locale del posto. In un batter d’occhio, su due tavolate (grandi assi quadrate su cui vengono stesi grandi tappeti persiani) posizionate a lato di un fiume e circondate da alte cime viene servita ogni prelibatezza: spiedini di manzo, di pollo, spezzatino, insalata, riso, Kefir…insomma un vero e proprio delizioso pranzo domenicale! Consumiamo il tutto di gran gusto e ci riavviamo. Prosegue la salita, raggiungiamo i 3.400 mt di altitudine, la temperatura dai 28 gradi di questa mattina ha raggiunto i 3, attorno a noi la neve, i ghiacciai. Solo ieri sera viaggiavamo fiancheggiati da dune di sabbia, oggi affrontiamo un tunnel che ci permette di superare un passo: una continua sorpresa da parte di un Afghanistan che non ci si aspettava.

 

Inizia la discesa, comincia a fare buio, ma siamo costretti a mantenere un’andatura piuttosto rallentata e per le condizioni stradali (come già detto) e per il traffico consistente rappresentato perlopiù da Tir. Sono ormai le dieci quando raggiungiamo la capitale e il nostro hotel: diversi controlli (molti dei quali solo di rito dato che abbiamo ottenuto il via libera in cambio di succhi di frutta) hanno provocato ulteriore ritardo sulla tabella di marcia. La stanchezza è parecchia, qualcuno sgranocchia comunque un pasto veloce in un fast-food, altri corrono subito sotto le coperte.