Buona domenica! E’ incredibile quanto in viaggi come questi si possa perdere il senso del tempo senza rendersi conto dello scorrere inesorabile delle settimane e con sé dei giorni della settimana. Per fortuna la nostra cara Stefania, scrivendo il diario, ha la situazione sotto controllo e come di consuetudine la domenica mattina arriva a colazione augurando a tutti una splendida giornata. Riempiti gli stomaci, lasciati pressoché a digiuno ieri sera, in un ristoro di camionisti ci mettiamo in marcia in direzione Moynaq.

 

Si tratta della cittadina che più di tutte porta i segni dell’assurda tragedia del lago d’Aral (una volta grande quanto tutta l’Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia messe insieme) e di cui oggi non rimane che una piccola pozza d’acqua in procinto anch’essa di asciugarsi a causa della deviazione dei suoi emissari sfruttati completamente per l’irrigazione dei campi.

 

L’atmosfera è spettrale, intrisa di silenzio, ma un silenzio che fa rumore e pare rivendicare il suo vivo passato. Le barche poggiate su dune di sabbia scricchiolano quasi come vogliano raccontare le storie di pescatori abili e fieri.

 

In passato la città era uno dei porti principali del lago, mentre oggi non rimane che un cimitero arrugginito di barche, una spettrale flotta arenata nel deserto: una sorta di cittadina fantasma abitata ormai solo da allevatori di bestiame e anziani che si prendono cura dei nipoti i cui genitori sono andati altrove a cercare lavoro.

 

Una vista che lascia un po’ di amaro in bocca per l’ennesimo scempio compiuto dall’uomo.

 

Un pranzo, poi, in una sorta di ristorante del paese che più che ristorante pare essere una casa di una normalissima famiglia dove siamo più che i benvenuti! Visi sorridenti e ospitali ci servono pane fresco, polpette dalla ricetta segreta che si tramanda di madre in figlia e un ottimo “pesce dell’amore” fritto.

 

Noi ricambiamo con un nostro caffè della Moka addolcito dall’ormai ambita da tutto il gruppo cremina di zucchero preparata da Giannino e Stefania con le prime gocce di caffè che sgorgano dalla caffettiera.

 

Un ultimo saluto e poi via verso Nukus dove da questa mattina il nostro vigile del fuoco Stack ci sta aspettando per dare il cambio a Simone che deve rientrare in Italia.

Arriviamo che c’è ancora luce e le temperature sono ancora alte: 27 gradi alle sette di sera! Finalmente i nostri ragazzi possono chiudere in valigia il giaccone invernale indossato fino a poco meno di 72 ore fa.