Eccoci arrivati a Phnom Penh, capitale della Cambogia. Attorno al 1440, quando Angkor venne abbandonata, Phnom Penh diventò la nuova capitale poiché era in posizione più difendibile dalle incursioni del regno siamese e facilitata nei commerci per la vicinanza del fiume Mekong. Nel 1772 venne rasa al suolo dai thailandesi e nel 1863 venne conquistata dai francesi. Nel 1975 i khmer rossi, con a capo Pol Pot, attuarono una politica di “socialismo agrario”, evacuando tutti i cittadini dalle città alle campagne in fattorie comuni e sterminando senza pietà ogni oppositore del regime. Phnom Penh venne trasformata in una città fantasma. Nel Natale del 1978 duecentomila vietnamiti invasero la Cambogia, conquistarono Phnom Penh e cacciarono Pol Pot con i suoi fedelissimi nelle foreste al confine con la Thailandia. Le attrazioni principali di questa città sono: il palazzo reale, che non è un semplice palazzo, ma si tratta di un complesso composto da 9 edifici che di giorno la famiglia reale cambogiana continua a usare come sua residenza; e la Pagoda d’argento, una pagoda che si trova all’interno dell’area del palazzo reale, il cui pavimento è ricoperto da 5.000 piastrelle d’argento del peso di 1 kg l’una.

Da aggiungere alla lista di siti che abbiamo visitato ci sono il Tuol Sleng Genocide Museum: museo testimonianza del genocidio cambogiano; la prigione S-21: dove i prigionieri – peraltro già condannati a morte a priori – venivano fotografati e veniva chiesto loro un dettagliato resoconto biografico. Alcuni prigionieri, precedentemente torturati, sono ritratti in fotografia con le ferite ricevute. Quelli arrestati e direttamente condotti a Tuol Sleng, non mostrano segni di torture nelle fotografie. Dopo venivano obbligati a spogliarsi e tutti i loro oggetti personali venivano sequestrati. Le perquisizioni erano accuratissime ed avvenivano più volte anche nel corso della medesima giornata per impedire i tentativi di suicidio, in quanto i carcerati erano ben consci di aver scarse possibilità di uscire vivi da questo carcere. I prigionieri venivano quindi condotti nelle loro celle. Quelli assegnati alle celle più piccole venivano incatenati alle pareti. Quelli assegnati alle grandi celle collettive venivano incatenati assieme a lunghe sbarre di ferro. I prigionieri erano costretti a dormire sul pavimento restando legati,in mezzo ai propri rifiuti organici. Infine abbiamo visitato Choeung Ek Memorial con le sue fosse comuni, il più noto dei luoghi noti come “Campi della Morte”, in cui il regime dei Khmer Rossi giustiziò migliaia di persone tra il 1975 e il 1979.

Dopo aver cenato in un ristorante a gestione familiare, che ci ha accolto calorosamente, andiamo a preparare le valigie. Domani si parte per Myanmar, ultimo cambio nazione. Scolleghiamo la centralina Visirun, ma tra un paio di giorni saremo nuovamente connessi!

Salutiamo anche Stack, grande compagno di questa avventura con #Overland17 che, purtroppo, termina qui a Phnom Penh il suo viaggio. È già passato più di un mese dall’inizio del nostro viaggio e riguardiamo tutti i chilometri fatti finora sul tablet visirun. Quando Stack tornerà a casa di sicuro ci spierà tramite il sito RunTheLand per vedere dove siamo e se ce la stiamo cavando!!