Questa è una giornata dedicata alla cronaca di quel che da ormai 3 anni sta accadendo nell’Ucraina dell’est dove è, infatti, in atto un conflitto civile incessante tra separatisti filo-russi e il governo ucraino. Entriamo nella “zona rossa” scortati dall’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite e quella norvegese entrambe operanti qui e andiamo ad intervistare una giovane coppia di sposini con due bimbi piccoli che nel dicembre del 2014 hanno visto infrangersi di poche ore il sogno di una vita e la prospettiva di un futuro sereno: La loro casa è, infatti, stata bruciata a colpi di mortaio.

Ci raccontano quel che è accaduto, quello cui hanno assistito e come vivono ora. Nonostante le esplosioni delle bombe siano perfettamente udibili pressoché ogni notte non hanno nessuna intenzione di trasferirsi in un luogo più sicuro: qui è dove sono nati, questa è la loro “casa dolce casa” e cercano di ignorare quel che li circonda per vivere loro stessi e far vivere alla propria famiglia una vita al limite della normalità…per quanto sia evidente che di normale ci sia poco e nulla.

Veniamo successivamente accompagnati a documentare una realtà inaccettabile: nei pressi di un ponte che separa la zona controllata dal governo, da quella che non la è, ogni giorno un numero indefinibile di persone (la maggioranza anziane) venute ad acquistare beni di prima necessita siano costrette ad attendere per i controlli di riconoscimento fino a otto ore anche sotto le intemperie più ostili! Nemmeno a farlo apposta siamo testimoni anche di questo: proprio davanti i nostri occhi un fiume interminabile di esseri umani, trattati come gregge, attendono uno ad uno il proprio turno sotto una pioggia incessante e raffiche di vento fortissime.

Siamo spettatori di una scena che nel 2017 non dovrebbe nemmeno esistere in un racconto di fantasia eppure non esiste fine alle atrocità del mondo. Ci allontaniamo con l’amaro in bocca di chi vorrebbe fare qualcosa, ma è come se avesse mani e braccia legate dietro la schiena.

Un pranzo caldo in quel che rimane di un ristorante della piccola cittadina di Makarove per spostarci poi dove i segni evidenti delle bombe e degli attacchi hanno raso al suolo case ed edifici. In lontananza possiamo facilmente udire colpi di mortaio. Di certo la situazione ha dell’inverosimile. Un’esperienza quella di oggi che ha fatto toccare con mano le atrocità della guerra. Ed è sotto un cielo cupo e carico di pioggia come a voler sottolineare la tristezza della situazione che usciamo da questa zona.

E’ dopo aver trascorso 300km netti che arriviamo a Novopskov dove trascorreremo la notte. L’hotel non prevede il servizio ristorante perché chiuso per ferie: è giunta l’ora di mettere alla prova l’arte culinaria del nostro Giannino tanto decantata da parenti e amici! Essendo originario del Cilento e più precisamente del Principato di Salerno (come ci tiene a sottolineare e noi di certo non lo deludiamo) non abbiamo dubbi: saprà lasciarci a bocca aperta! Anzi…chiusa! In men che non si dica mette in tavola un piatto di spaghetti al sugo con la passata dei pomodori del suo orto e ci delizia con il vino prodotto con l’uva della sua vigna e da lui imbottigliato.

La serata corre piacevole tra racconti e aneddoti delle passate spedizioni di Overland. Un po’ di spensieratezza dopo una giornata particolarmente toccante il team se la merita tutta!