Camilla e Beta sono cariche con i nostri bagagli e un po’ di cambusa che dobbiamo consumare onde evitare che vada a male e si sprechi del cibo, un pulmino afgano addobbato con tappeti, finti fiori e grappoli d’uva, collane e chincaglierie di ogni genere ospiterà parte del team e l’ormai fedelissimo 4X4 nero delle nostre guide ci seguirà in questo nuovo viaggio. Tutto pronto…si parte: destinazione Bamyan a circa 2.600 mt di altitudine nella regione dell’Hazaristan e diventata particolarmente famosa nel marzo 2001 a causa della distruzione dei Buddah di Bamyan a opera dei talebani e di cui oggi non rimangono che degli enormi incavi nella montagna.

 

Scaldati i motori, ci dirigiamo a Nord di Kabul addentrandoci in nuove vallate e risalendo di quota: i villaggi che si susseguono in maniera copiosa nei primi chilometri si diradano sempre più e il paesaggio circostante si fa via, via più lunare. Il verde delle coltivazioni e delle piantagioni lascia spazio a rocce meravigliosamente lavorate e scavate dagli agenti atmosferici creando intorno a noi un’affascinante ambientazione che riporta la mente ai canyon del far West. I colori delle rocce stratificate variano dal verde, al rosso, al porpora, al beige. La percezione ottenuta anche grazie ai giochi di luce e alla rarefazione dell’aria dovuta alla quota in cui ci si trova è quella di essere dentro un dipinto, dentro la sceneggiatura di un film degli anni ‘30.

Superato il passo Shibar a 3000mt di altitudine, giungiamo a Bamyan: è in una zona appena fuori dal paese che abbiamo saputo avrà luogo il Buzkashi, lo sport nazionale. Si tratta di uno sport equestre il cui nome significa letteralmente “acchiappa la capra” praticato in un grande campo e in cui due squadre di cavalieri si sfidano con lo scopo di impadronirsi della carcassa di una capra e lanciarla oltre un punto predefinito. Un gioco violento e sicuramente immorale, proibito dai talebani, ma che si è ripreso a praticare in seguito alla caduta del regime.

 

Giungiamo dunque sul luogo in coincidenza con l’ora di pranzo: quale occasione migliore per preparare un bel piatto di pasta?! Ed è mentre i cavalieri si contendono il bottino che impiattiamo uno spaghetto aglio olio e peperoncino accompagnato da alici, ricotta stagionata, olive e parmigiano. Chi abbia vinto la partita alla fine…non si sa! La pasta ha rubato totalmente la nostra attenzione!

 

Prima di andare in hotel facciamo due passi nel bazar i Bamyan: molti negozi essendo venerdì, e perciò festa per i musulmani, sono chiusi, ma riusciamo comunque a rubare immagini di vita vera. La gente ci osserva, ci sorride, ci offre una tazza di tè. La cordialità, l’accoglienza e l’altruismo ci lascia esterrefatti. Nessuna invadenza, nessun occhio indiscreto o malevolo, ma tanta voglia di condividere la propria quotidianità: c’è chi prepara il pane, chi sorseggia un buon “chai” caldo a lato della strada, chi tiene fresche le verdure sulla bancarella innaffiandole con acqua e chi si prende cura degli ometti del paese facendo barba e capelli: quale occasione migliore, quindi, per il nostro Giannino che già da qualche giorno è in cerca di un barbiere autentico? Nemmeno il tempo di dirlo che un giovane bamyano ce lo rende come nuovo! Soddisfatti della giornata, sotto l’occhio curioso di giovani e anziani che con fare amichevole si intrattengono con noi inondandoci di domande, ci avviamo verso i mezzi per andare verso quello che sarà il nostro campo base per i prossimi tre giorni: un graziosissimo hotel ai piedi di magnifiche rocce sedimentarie.