Qualche colpo di tosse, qualcuno che russa, uno che si stiracchia, un altro che si alza silenziosamente, la luce che entra dalle finestre: sono le 5 quando il team comincia ad uscire dal torpore del sonno per iniziare quest’altra giornata alla scoperta della valle.

Fatto il carico di energia con una colazione a base di tè verde, deliziosa panna appena fatta e pane locale (una sorta di chapati, ovvero una sottilissima piadina), si parte alla scoperta del villaggio e della vita rurale che lo caratterizza. Non facciamo in tempo ad accorgercene che siamo circondati da circa una ventina di curiosi, tutti uomini ovviamente! La cultura di questa valle è estremamente conservatrice: siamo stranieri, un gruppo composto principalmente da uomini e di religione diversa. La donna afghana non dev’essere nemmeno guardata! Camminando tra i sentieri del villaggio vediamo lunghi veli librarsi al vento e nascondersi tra le rocce scomparendo dalla nostra vista. Poi ci accorgiamo essere un uomo, che precedendoci di un centinaio di metri, le allontana con fare anche piuttosto burrascoso. Il fatto ci turba un po’ e ci viene spontaneo domandarci se mai qui riuscirà ad arrivare un po’ di apertura mentale e culturale. Domande la cui risposta forse non avremo mai.

Raggiungiamo un punto da cui Filippo decide di lasciar volare Pinuccio: come sempre una folla si stringe intorno a lui per vedere da una prospettiva diversa e del tutto nuova, la terra solitamente calpestata, arata, coltivata, pascolata, vissuta. Le immagini lasciano con il fiato sospeso. Le montagne innevate, le rocce, i pascoli…la natura in sé, regalano sempre forti emozioni.

E’ poi tempo di intervistare il governatore che ci ha accolti ieri sera il quale ci racconta quello che questo distretto ha vissuto nella storia a causa delle guerre e degli attacchi sovietici e talebani e le condizioni economiche poco rosee nelle quali riversa. La voglia di evolversi, la voglia di riscatto, di apertura sono palpabili e avendo noi vissuto un’esperienza più che positiva fin dal nostro arrivo non possiamo che augurargli di riuscire a “fiorire” quanto prima.

Qualche scatto di rito con i locali e poi via verso la strada del ritorno che siamo certi non mancherà di riservarci spunti per aggiungere immagini al nostro prezioso archivio quotidiano.

Il paesaggio circostante è, infatti, spunto per diverse soste richieste dal nostro cameraman Roberto che coglie anche l’occasione per soffermarsi su reperti di guerra quali carcasse di carri armati, elicotteri e altri mezzi militari lasciati appositamente nella valle e che sembrano voler chiedere di non dimenticare ciò che è accaduto e la grande forza di questo popolo, animato dal forte senso di appartenenza a questa terra, nell’essere riuscito a non farsi sottomettere dalle invasioni nemiche.

Rientriamo a Kabul che è sera, un po’ stanchi per la levataccia di questa mattina, ma orgogliosi di aver scoperto un altro magnifico luogo di questo incredibile paese.