Suona la sveglia: fuori dalla finestra si scorgono i veicoli ricoperti da una patina di ghiaccio. Le temperature stanno diminuendo giorno dopo giorno: si prospetta una giornata fredda…meglio coprirsi un po’ di più.
A bordo delle nostre macchine facciamo un tour per la città di Minsk che, nonostante l’atmosfera lugubre e l’architettura palesemente socialista, cattura il nostro sguardo.
Viali molto larghi fiancheggiati da imponenti edifici squadrati vedono sfrecciare la carovana arancione di Overland.

 

Giungiamo nei pressi dell’obelisco di piazza della Vittoria proprio nel momento del cambio della guardia: inevitabile soffermarci per alcune riprese e scatti fotografici.
Parcheggiamo poi i veicoli e Filippo decide di far volare il suo drone: il museo della grande guerra patriottica merita una vista dall’alto. Appena il tempo di riportarlo a terra che inizia a tormentare…il freddo è davvero pungente e, nonostante siano vestiti a mo di omino Michelin, Filippo e Stefania iniziano a correre per raggiungere i mezzi. Non hanno timore di bagnarsi! Cercano solamente di alzare la temperatura corporea.

 
Intervistiamo poi un insegnante del luogo che, essendo rientrato da poco in Bielorussia dopo aver trascorso diversi anni negli Stati Uniti, può darci un obiettivo parere sulla vivibilità di questo paese. Pare la maggioranza della popolazione non voglia ribellarsi alle dure e limitanti imposizioni del regime politico per giustificata paura di vedere minata la loro acquisita tranquillità, ma che esista comunque un 10% (ovviamente composto di giovani bramosi di un cambiamento) che abbia voglia di lottare per un futuro migliore per sé e per le generazioni a venire.

 
Tale 10% è senza dubbio la folla che proprio nel pomeriggio è scesa in piazza per protestare contro la decisione del governo di imporre una tassazione sulla disoccupazione: massima solidarietà nei loro confronti!Assistiamo al corteo: il disordine è evidente. Militari disposti a muraglia avanzano verso la folla e agenti di polizia agitano i manganelli e arrestano diversi giovani. Scene crude che siamo soliti assistere ai TG, ma che stanno accadendo proprio sotto i nostri occhi.

Ci allontaniamo dalla protesta un po’ per non esserne travolti e un po’ perché dobbiamo rimetterci in viaggio: l’Ucraina ci attende.
Giungiamo al confine in serata e le pratiche doganali risultano essere nuovamente lunghe.
Le braccia di Morfeo ci accolgono a notte fonda.