Gita fuori porta oggi per il team! Andremo, infatti, alla scoperta della valle del Panjshir famosa per essere stata protetta (oggi pare essere la zona più sicura di tutto il paese) da ogni potere esterno (talebano incluso) e dagli attacchi sovietici grazie al Sultano, leader tagiko, Ahmad Shah Massoud assassinato da un terrorista nel 2001 proprio due giorni prima dell’attacco alle torri gemelle. Ancora oggi è venerato da ogni abitante della regione e tutti gli anni il 9 settembre ha luogo una commemorazione ufficiale in suo ricordo. Essendoci anche stata descritta come una delle valli più belle di tutto l’Afghanistan, partiamo con Camilla (un solo mezzo nostro per non destare troppo nell’occhio), due taxi e il 4X4 delle nostre “guide-angeli custodi” in direzione nord est: dopo circa 100 km facciamo ingresso in quella che è considerata la bocca del Panjshir, una gola di rocce che svettano verso il cielo e al cui centro scorre il fiume omonimo.

 

Panjshir in lingua locale significa 5 leoni e fa riferimento a 5 Wali (protettori), ossia 5 fratelli, che vivevano al centro della vallata, persone di alta spiritualità, uomini sacri cui la popolazione chiedeva aiuto perché considerati in grado di risolvere problemi e malattie e quindi “leoni” in grado di combattere il male. Con lo scorrere dei chilometri la valle piano, piano si apre dinnanzi a noi e piantagioni di melograni, gelsi e nocciole si allargano a vista. Piccoli villaggi si susseguono uno dietro l’altro, pare ne esistano circa 500 la cui somma degli abitanti si stima raggiunga poco più di 300.000 persone.

 

Effettuata una sosta pranzo all’ombra di alcune piante lungo le rive del Panjshir (“pic-nic” a base di spiedini di pollo e manzo, riso con carne, verdure e uvetta e yogurt rigorosamente fresco, cui ormai abbiamo fatto l’abitudine) proseguiamo fino a raggiungere il mausoleo di Massoud eretto su un promontorio che gode di una magnifica vista sulla vallata. Qui è dove il leader aveva anche i suoi uffici ed è stata eretta una piccola moschea. E’ l’occasione per intervistare due personaggi del posto che ci avvicinano alla storia non scritta sui libri, alla guerra combattuta in prima persona, all’orrore vissuto, ai lutti subiti. Incontri che sempre toccano e sempre fanno riflettere nonostante le religioni, le lingue e le culture diverse.

 

Nuovamente in marcia, la nostra carovana “particolare” prosegue il suo cammino verso il villaggio che ci vedrà ospiti questa sera. Essere passeggeri regala sempre emozioni: lo sguardo rivolto fuori dal finestrino è vigile e cattura immagini da tramutare in ricordi e racconti di territori perlopiù inesplorati da turisti e occidentali (abbiamo saputo essere il secondo gruppo di turisti – dopo uno inglese – a essere stati accompagnati in questo luogo così estremo tanto splendido di questa terra meravigliosa e questo ci rende ovviamente molto orgogliosi!). Il film proiettato tutt’intorno riporta ad un tempo perduto: case-capanne arroccate contro montagna, ragazzine che sotto veli colorati mungono le loro mucche, ragazzini che improvvisando un campo di calcio giocano la “partita della vita”, donne che lavano i panni al fiume per poi stenderli sulle rocce ad asciugare. Un film che riporta alla semplicità, alla purezza e alla bellezza della vita di montagna.

 

Lungo strada ci attende con fierezza il governatore del distretto che felice del nostro arrivo ci accompagna al villaggio di Abdullh Khil, situato a 2800mt di altitudine, dove ci aspetta un’accoglienza invidiabile da parte di personaggi del posto e con i quali scambiamo subito due chiacchiere venendo così a conoscenza delle loro abitudini, dei loro usi e costumi: hanno appena ripreso il periodo lavorativo (pastorizia, coltura, manifattura) in quanto d’inverno la consistente presenza di neve non permette nessuna attività e si ritirano perciò in una sorta di letargo. Prendiamo piano, piano confidenza…l’ospitalità è incredibile: ci hanno dedicato una grande stanza di un’abitazione locale nella quale ceneremo e trascorreremo la notte.

 

In un batter d’occhio viene apparecchiata una tavola immensa e due ragazzini si approntano a versarci acqua calda sulle mani per sciacquarle. Alcuni uomini entrano poi in fila indiana portando piatti colmi di ogni squisitezza. Una cena che nulla ha da invidiare a quelle consumate fino ad oggi! Anzi…essendo a base di prodotti genuini se possibile ancora più buona e gustosa.

Una tisana calda, qualche dolcetto e tutti a nanna. La nostra scoperta del Panjshir proseguirà domattina!