L’hotel che ci ospita si trova su una collina che domina Kabul e la vista al nostro risveglio è veramente suggestiva. Da qui la città sembra che dorma ancora, ma in realtà sappiamo che i locali iniziano a vivere molto presto la mattina e che il traffico è terribile ad ogni ora. Terminata la colazione, il gruppo si divide: Beppe, Giannino, Filippo e Stefania devono sbrigare alcune pratiche burocratiche, mentre Silvano, Stack, Niko, Roberto e Enrico dopo aver effettuato il pieno ai mezzi, fatto riparare un altro pneumatico dell’Amarok e “rubato” alcune immagini del nostro hotel colpito da un attentato due anni fa (oggi le misure di sicurezza per accedervi sono altissime), vanno a alla scoperta di Kabul. Il primo gruppo si dirige dapprima all’ambasciata italiana dove vengono accolti con estremo calore! Per il nostro Giannino è un po’ come tornare a casa: in passato ha, infatti, effettuato servizio qui come militare della Tuscania ed è per cui modo occasione per rincontrare vecchi colleghi e amici. Vedere la gioia, lo stupore, l’entusiasmo e l’affetto negli abbracci fa commuovere anche noi!

 

Siamo poi accolti da Claudio Martinello e Ugo Ferrero, due diplomatici con i quali avevamo appuntamento, per fare una chiacchierata e ricevere alcuni ragguagli e consigli. Ci raccontano il loro punto di vista sulla situazione attuale dell’intero paese, su questa estenuante guerra civile che prosegue da ormai 15 anni e sul loro operato che, anche solo per il fatto di essere qui e in un certo modo viverci, ha dell’invidiabile. E’ mentre stiamo venendo via, con la promessa di ritornare nei prossimi giorni per alcune interviste, che veniamo calorosamente invitati da amici di Giannino alla pizzata rigorosamente italiana che hanno organizzato per giovedì sera! E come rifiutare?! Usciamo con un doppio sorriso dall’ambasciata italiana per dirigerci verso quella pakistana dove dobbiamo andare a richiedere i visti per il nostro prossimo ingresso: parliamo con un incaricato che nonostante dica sia non così semplice ottenere i visti turistici (soprattutto provenendo dall’Afghanistan) essendo molto entusiasta del nostro progetto, farà in modo di farceli ottenere il prima possibile! Incrociamo le dita!

 

Ci rimettiamo poi in macchina, il traffico è veramente estenuante, ma ne approfittiamo per guardarci intorno: ci troviamo in una città strana, indefinibile, ma da un fascino particolare. Da un lato soldati armati a piedi, su mezzi pesanti, via vai di grandi elicotteri militari CH e dall’altro gente che cerca di condurre una vita normale in un paese piegato dagli orrori della guerra e della povertà: le strade sono affollate di persone in cerca di carità, di altre che azzardano bancarelle di frutta, verdura, oggettistica e vestiario. La paura, il terrore e la criminalità non si sentono. Anzi! E’ proprio quando scendiamo dalla macchina per cambiare gli euro e acquistare alcune sim card locali che ci accorgiamo di passare quasi inosservati (se non fosse per il biondo dei capelli di Stefania che spunta qua e là sotto la pashmina che le copre la testa) e di percepire lo scorrere tranquillo della vita di tutti i giorni: anziani che giocano a carte, bimbi che tornano mano nella mano da scuola, donne che fanno la spesa, amici che passeggiano, ridono e scherzano…

 

Ed è mentre accade tutto ciò che il resto del gruppo si reca a visitare il bazar di Kabul: un immenso mercato che si snoda per le vie della città dove articoli di ogni genere sono collocati senza un ordine preciso e dove lo street food profuma l’aria circostante di odori speziati, forti, ma piacevoli al tempo spesso. Un assaggio qua e là e qualche kefia comprata come ricordo, per poi dirigersi ai giardini di Babur: un parco storico che si trova su una delle varie colline che circondano la città e luogo di sepoltura del primo imperatore Moghul. Entrarvi equivale a uscire totalmente dalla città e dalla guerra: si percepisce un’atmosfera di pace e tranquillità che ha del surreale! Sono anche chiamati i giardini dell’Amore, una sorta di Parco del Valentino: qui, infatti, i giovani fidanzati si ritrovano per i primi appuntamenti e sembra anche essere il luogo preferito dai ragazzi per chiedere la mano della fidanzata. Sempre questi giardini, inoltre, diventano meta preferita durante i fine settimana per le famiglie di Kabul che vengono qui per trovare un po’ aria fresca all’ombra di qualche albero, per intavolare grigliate e pic-nic e trascorrere così una spensierata giornata con i propri cari: anche a 10.000 km di distanza da casa gli affetti parlano la stessa lingua.

E’ sera quando ci ritroviamo tutti in hotel per raccontarci la nostra giornata. Questa sera si cena qui, domani direzione Panjshir.