Chiunque in hotel ci saluta ormai con aria più che amichevole e si intrattiene per due chiacchiere con un inglese stentato, ma più che apprezzato dato che in questo paese la percentuale di persone con la quale si riesce a comunicare è veramente limitata! Conosciamo i receptionist, il maître, le guardie all’ingresso, i camerieri, gli addetti ai servizio ai piani…sembra di essere in famiglia e la sensazione è piacevole.

Quella odierna è una giornata piuttosto rilassata: qualcuno decide di dormire qualche ora in più, altri si dedicano alla pulizia nonché sistemazione dei mezzi e al cambio di due pneumatici, altri ancora procedono con i lavori organizzativi e burocratici ai fini del miglior proseguimento di questa meravigliosa avventura. Siamo peraltro in trepida attesa della telefonata da parte delle ambasciate pakistana e iraniana che devono rilasciarci i visti…speriamo di riuscire a risolvere il tutto nel minor tempo possibile.

Nel pomeriggio decidiamo di andare a fare due passi in città: Chicken Street, la zona commerciale più famosa di Kabul, è la nostra destinazione. Si dice prenda il nome da un negozio di polli situato nella zona durante il regno di King Zahir Shah.

Un tempo questa via era la patria dell’artigianato, della gioielleria e dell’antiquariato locali. La vendita di pietre preziose (in primis meravigliosi lapislazzuli) era la principale fonte di guadagno dei commercianti, ma in seguito ad un attentato nell’ottobre del 2004 e a successivi attacchi la situazione è precipitata. Basti pensare che il prezzo di vendita è precipitato nel giro di pochissimi anni da 650 dollari al chilo a 150! In seguito a ciò molti bazar hanno chiuso, altri si sono trasformati in rivenditori di frullati di frutta e verdura o in negozietti di generi alimentari.

Per noi entrare in quelli “sopravvissuti” ha avuto comunque il suo fascino: da un lato piccoli spazi bui avvolti da un ovvio profumo di antico colmi di oggetti dall’indefinibile età e fattezza, dall’altro una miriade di pietre di ogni genere, forma, colore e grandezza incastonate in girocolli, bracciali, orecchini e anelli. Qualcuno di noi non resiste alla tentazione di qualche acquisto (vediamo già mogli e figlie saltare di gioia), altri si dedicano alle riprese. Rientriamo poi in hotel…consapevoli che per i visti dovremo attendere, purtroppo, ancora qualche giorno.