Abbiamo saputo che la luce migliore per visitare il Registan (piazza di sabbia), una delle più belle piazze dell’Asia centrale e simbolo della città, è quella del mattino e noi sempre alla ricerca dell’attimo perfetto andiamo subito a visitarla. Effettivamente la sua vista è bellissima! Con le tre medresse (le scuole coraniche che ci stanno accompagnando fin da Khiva), adornate di mosaici di lapislazzuli, maestosi minareti e cupole, che la racchiudono l’impatto è importante. Questo luogo era in epoca medievale il centro commerciale di Samarcanda. Visitiamo poi la moschea di Bibi Khanim, una delle mogli di Tamerlano e probabilmente la più amata.

 

Si tratta di una gigantesca costruzione ordinata dalla moglie stessa e sulla quale vige una leggenda secondo la quale l’architetto si innamorò perdutamente di Bibi chiedendole un bacio per terminare i lavori. Tamerlano lo scoprì e fece uccidere l’architetto ordinando inoltre alla moglie di portare un velo per coprire la sua bellezza: da quel momento l’obbligo si estese anche a tutte le altre donne di religione islamica.

Mentre attendiamo Filippo che è andato a cambiare i soldi, siamo incuriositi da diverse donne in età piuttosto giovane che in ginocchio passano sotto un immenso leggio di marmo situato nel giardino esterno della moschea. Stefania si informa e scopre che, secondo la tradizione, se una donna cammina in ginocchio sotto il leggio avrà molti bambini: se lo facesse anche lei sua mamma ne gioirebbe, ma preferisce evitare…almeno per il momento!

 

Appena fuori dal complesso di Bibi Khanum siamo attirati da un grande bazar: un mercato dove profumi e colori delle spezie si alternano a verdura già pulita e tagliata per cucinare il plov (il piatto tipico uzbeko a base di riso, carote, carne e uva passa) e a migliaia di sacchi colmi di frutta secca e disidratata che ci fa sempre cadere in tentazione! Filippo e Stefania fanno scorta per i vari pic-nic che capitano lungo via, o forse questa è solo la scusa. Più verosimilmente…per sgranocchiare qualcosa di sfizioso durante i tragitti in macchina!

Su suggerimento di Beppe, che essendoci ormai stato moltissime volte conosce molto bene la città, ci dirigiamo verso Shahi Zinda che significa “tomba del re vivente”. Si tratta di una “strada funeraria”, uno spettacolare viale di mausolei ornati con magnifici mosaici caratterizzati anche qui dal predominante colore blu. All’interno del complesso ci sono anche un santuario, meta di pellegrinaggi, e tombe in cui furono sepolte famiglie e favoriti della corte di Tamerlano.

 

Un luogo talmente bello e dalla luce riflessa dalle piastrelle illuminate dal sole così calda che di funerario trasmette ben poco. Un’occhiata all’orologio e ci si rende conto che la giornata è volata: manca una manciata di minuti alle sei, orario in cui la città vecchia chiude le porte agli occhi curiosi della gente.

Torniamo in hotel comunque soddisfatti: questa città era effettivamente la ciliegina sulla torta delle due precedenti visitate!