E’ tempo oggi di andare alla scoperta di quest’altra affascinante città dove il tempo pare, come a Khiva, essersi fermato. Ce ne hanno parlato tanto e siamo curiosi di vedere con i nostri occhi le meraviglie che hanno preso forma solo nella nostra mente così come fanno i sogni. Ci intrufoliamo perciò tra le vie che si incrociano come i fili di una tela da ricamo imboccando di volta in volta strade che ci conducono a minareti, moschee e medresse di questa città gioiello. Concedersi il lusso di poter scoprire ognuno degli oltre 140 edifici protetti che creano la città vecchia di Bukhara è purtroppo eccessivo per la mancanza di tempo, ma non possiamo di certo risparmiarci quelli che ci vengono segnalati come degni di nota.

 

E’ così che passeggiamo nella Medressa di Nadir Divambegi sulla cui facciata uno splendido mosaico raffigurante due pavoni affiancati da due agnelli e illuminati da un sole dal volto umano, va contro una delle regole fondamentali dell’islam che vieta di raffigurare soggetti animati. Ci dirigiamo poi verso la grande moschea di Kalon al cui esterno si innalza verso il cielo il suo minareto: un’incredibile struttura che ai tempi della sua costruzione nel 1127 con i suoi 48m più 10m di fondamenta era probabilmente l’edificio più alto di tutta l’Asia.

 

Curiosare tra i bazar è sempre affascinante e qualcuno di noi cede ogni volta a qualche “acquisto-ricordo” per amici e parenti: qui il fascino aumenta se si pensa che a suo tempo era un percorso obbligato per i carovanieri che superata la “dogana” e pagati i dazi facevano ingresso nel primo bazar dedicato al cambiavalute per proseguire verso quello dei cappellai e terminando con quello dei gioielli. Una sorta di viaggio guidato e obbligato che ancora oggi, a suo modo, sopravvive.

 

E’ ora di pranzo quando decidiamo di consumare un piatto veloce all’ombra dei gelsi che circondano la vasca della piazza di Lyabi Hauz e che fin dall’antichità ombreggiavano gli uzbeki venuti qui a rinfrescarsi, spettegolare, lavarsi o semplicemente sorseggiare una tazza di tè.

 

Una visita è d’obbligo all’Ark: una città regale all’interno della città, sicuramente la costruzione più antica di Bukhara e abitata fino all’inizio del secolo scorso. I musei al suo interno ci raccontano la sua storia, tutto quel che questa fortezza ha visto e vissuto a partire dal V secolo. Da un lato delle sue mura esterne (teoricamente chiuse al pubblico, ma che con una piccola mancia – una specie di ulteriore biglietto d’ingresso – si riesce facilmente a raggiungere) la vista sulla città vecchia è completa e all’ora del tramonto la luce riflessa sulle cupole delle moschee le dona un aspetto più caldo e accogliente.

 

Rientriamo poi in hotel di fretta: Filippo non vuole perdersi la possibilità di catturare anche con il suo drone spettacolari immagini aeree. Giunge in un batter di ciglio anche l’ora di cena e se ieri con la scusa della Pasqua ci siamo un po’ viziati è tempo di riprendere le buone abitudini del viaggiatore: cibo locale!

 

Il cortile della Medressa di Divanbegi la sera si trasforma in ristorante dove viene altresì inscenato uno spettacolo locale: decidiamo perciò di prendervi parte e goderci quest’ultima serata all’aperto. Domani raggiungeremo Samarcanda!