Pyn oo Iwin è nata come avamposto militare che nel 1896 divenne sede permanente di appostamenti militari e, successivamente, per il suo clima, la capitale estiva del Burma inglese. Ci spostiamo in treno, viaggiando nella classe più povera per poter avere un’idea di quali siano le condizioni di viaggio in questi territori. Il treno parte alle 7:00, questo vuol dire sveglia all’alba! L’intenzione di passare la giornata sul treno per raggiungere la città di Hsipaw è fallito.

Il treno è deragliato a causa di un freno rotto che ha impiantato le ruote e ha sollevato il vagone di svariati centimetri. Ci sono volute circa 2 ore per rimettere il treno sulle rotaie, lasciando, però le rotaie devastate per il prossimo treno che arriverà. A causa del ritardo causato, abbiamo pensato di incontrarci con i mezzi e proseguire con loro verso la città di Kyaukme. Scesi dal treno abbiamo visto una macchina crivellata di colpi che arrivava proprio dalla strada che dovevamo prendere per raggiungere la città. L’autista era visibilmente scioccato (come biasimarlo!) e abbiamo notato che c’era un proiettile conficcato sulla portiera a pochi centimetri da lui.

A pochi chilometri da dove ci trovavamo noi era in corso una guerriglia tra un reggimento dell’esercito tribale di ribelli che non ha rispettato gli accordi di pace con la fazione avversaria del governo, per motivi economici e di droga. I ribelli hanno fatto un’imboscata all’esercito birmano e, parlando con dei civili del luogo incontrati in un negozio, ci è stato raccontato che il loro più grande problema è il sequestro degli uomini dei villaggi per forzarli alla vita militare da ribelli, dovuto in parte per la conoscenza del territorio.

Decidiamo comunque di dirigerci verso Hsipaw, nella speranza di non essere coinvolti nella battaglia e sulla strada incrociamo diverse colonne di camion militari, circondati da militari armati fino ai denti con fucili, mortai e RPG. Fortunatamente l’esercito birmano aveva spinto i ribelli su per la collina e siamo rimasti lontani dagli scontri. Raggiunta la città ci siamo diretti verso un centro profughi dove gli abitanti di un intero villaggio si sono ribellati per sfuggire a queste battaglie. Ci hanno raccontato di essere scappati a piedi, camminando per 40 km il giorno in cui il loro villaggio è stato raso al suolo da una bomba, e di aver raggiunto un monastero che li sta ospitando tuttora, dove hanno la certezza di essere al sicuro perché il capo monaco era originario del loro villaggio.

Ripartiamo alla volta di Mandalay e durante il viaggio ci divertiamo molto perché guidiamo lungo dei tornanti, veramente trafficati in quanto via principale per il commercio con la Cina. Ci ritroviamo tra molti camion e non escludiamo che molte delle merci in arrivo a Myanmar siano camion pieni di oggetti di plastica (che tornano indietro carichi di oppio), gemme preziose e donne illuse di poter trovare un lavoro che in realtà non sanno che verranno viste solo come schiave per il commercio sessuale.

All’arrivo a Mandalay realizziamo che i consumi non sono stati molto differenti nonostante ci trovassimo ad alta quota. I veicoli sono sicuramente affidabili, ma anche i nostri autisti non scherzano! La serata la passiamo all’insegna di un altro progetto Cinemarena e poi dritti a letto perché la stanchezza si fa sentire.