Buona domenica a tutti! E mentre voi in Italia festeggiate la festa della Mamma (a proposito…auguri a tutte voi meravigliose Donne!) il Team se ne va ancora a spasso per Kabul. Prima tappa: il museo delle mine, un luogo che solo un paese come l’Afghanistan poteva veder nascere!

Nato nel 1994 e gestito dall’OMAR (organizzazione per il disinnesco delle mine e la riabilitazione Afghana) non è “solo” cimitero di esplosivi e di mezzi aerei militari, ma anche centro educativo e di addestramento per il disinnesco delle mine e di altri congegni inesplosi. All’interno del museo più di sessanta sono i tipi di ordigni tuttora presenti nel paese: mine antiuomo, dalle più piccole a quelle grandi come piatti da portata utilizzate per far esplodere i veicoli e prodotte praticamente in tutti i paesi del mondo a eccezione dell’Afghanistan, sono esposte con minuziosa cura. Le più terribili sono quelle russe chiamate “farfalla” , spesso raccolte dai bambini perché scambiate per giocattoli di plastica. “Passeggiare” all’interno di questo centro di raccolta avvicina ancor di più agli orrori di questi trenta e oltre anni di guerra. Fortunatamente esistono organizzazioni come queste che, sebbene non ricevano alcun sostegno sia esso economico sia esso operativo dal Governo, si muovono per risollevare il paese ed evitare, soprattutto, altre vittime o mutilati di guerra.

 

Ed è dopo il museo delle mine che visitiamo, quasi come conseguenza naturale, un’organizzazione non governativa (ALSO) che come scopo ha la rieducazione, riabilitazione, reintroduzione nella società delle persone disabili e inferme di guerra. Incontriamo Nassem, responsabile dell’associazione, che ci racconta come sia nato il progetto (operante dal 2007) e come operi. Gli sforzi maggiori vertono senza dubbio alcuno sulla rieducazione psicologica dei mutilati (molti credono la loro vita sia finita e sono inclini al suicidio) e sulla creazione (con l’aiuto del governo) di strutture pubbliche adatte alla loro ricezione (scuole, università, uffici).

 

Abbiamo anche modo di dialogare con un testimone diretto, Mohammed, mutilato da 29 anni e ora dipendente dell’organizzazione. Ricorda quanto all’epoca dell’accaduto si sentisse inutile e senza speranza: aveva un lavoro e una moglie, ma non vedeva la luce. Considera ora la ALSO una nuova famiglia a cui deve la sua rinascita avendolo salvato dal buio della depressione, dandogli la possibilità di convivere pacificamente con un arto in meno e offrendogli un lavoro in grado di soddisfarlo appieno. Testimonianze che fanno pensare: una luce per questa popolazione martoriata forse esiste davvero. Di nuovo in marcia sul nostro pulmino ci dirigiamo in hotel…o meglio ci proviamo: lungo via si fonde, infatti, il motore e in perfetto stile afghano saliamo in otto su una normale auto! Anche questo è Overland!

 

Consumiamo oggi un pranzo veloce! Non c’è tempo per i pic-nic! Essendo troppo lunga la burocrazia per i visti pakistani, abbiamo deciso di andare direttamente in Iran. Il percorso via terra da Kabul a Herat, con veicoli come i nostri che non passano del tutto inosservati, non è però dei più sicuri…troviamo così un escamotage. Mentre il Team domani volerà in aereo, i veicoli saranno trasportati via terra, ma “nascosti” all’interno di grandi Tir e ricoperti di…sacchetti di patatine per eludere eventuali controlli. Nel primo pomeriggio, quindi, portiamo i nostri veicoli in un cortile di una ditta di trasporti di Kabul e li carichiamo a due a due su grandi camion pronti a partire questa notte. Salutiamo Camilla, Furia,Beta e Tony…sperando di rivederli presto interi e senza danni!

Domani si parte, finalmente!