Sarà certamente una di quelle domeniche che ricorderemo: non capita tutti i giorni di passeggiare nel mercato di Istanbul o soffermarsi a chiacchierare con l’Imam della Moschea Blu, ma questo fa parte di quello che il nostro team vive in una calda giornata di giugno. Terminata colazione ci si porta subito alla Moschea del Sultano Ahmed I, meglio conosciuta come Moschea Blu appunto, che è sicuramente la più importante e suggestiva di Istanbul. Essendo in otto usiamo 3 taxi, ma data la comunicazione non facile (o parli turco nel vero senso della parola, oppure non ti capiscono!) veniamo lasciati in punti letteralmente opposti, tanto che Rubens, Giannino e Silvano sono addirittura a 3 km da noi: una camminata di prima mattina non può che giovare a corpo e spirito, mettiamola così!

Ricompattato quindi il gruppo, facciamo ingresso in questa spettacolare Moschea il cui nome deriva, come ormai sappiamo avendone incontrate diverse in questo viaggio, dalle piastrelle in ceramica turchese che ne ricoprono le pareti e la cupola: si pensi che sono ben 21.043 che fanno appunto di questo colore la tonalità predominante all’interno del tempio. Le maioliche interne poi variano dal blu al verde e decorano il resto della moschea in un gioco di luci e colori dati dai raggi che, penetrando dalle 260 finestre nella sala della preghiera, creano un’illuminazione veramente particolare. E’ in questa sala che Filippo preso da una “curiosità coranica” si avvicina all’Imam intavolando un discorso sull’Islam e ponendogli domande sulla sua fede. Vuole saperne di più…vuole “capire”, ma il tentativo fallisce. Alle domande riceve risposte senza motivazioni giustificate: “è così perché così dice il Corano e il Corano è infallibile”.

Consapevoli della rigidità di questa religione usciamo dalla Moschea e ci voltiamo ancora una volta a contemplare la maestosità di questa costruzione voluta dal Sultano Ahmed I: è l’unica al mondo ad avere sei minareti, solo quella della Ka’Ba alla Mecca ne ha sette. Tra l’altro i minareti sarebbero dovuti essere d’oro per distinguersi dalle altre, ma quando il Sultano ordinò la costruzione a un architetto francese egli comprese “Alti” in turco “sei”, anziché “Altin” ovvero “Oro”. Ciononostante non si può negare che rimanga di una magnificenza davvero unica! Non potendo vedere tutto di Istanbul, vogliamo perlomeno cercare di avere una visione nella sua totale immensità! Ci portiamo perciò alla torre di Galata, una torre in pietra di epoca medievale dalla cui sommità direttamente sullo stretto del Bosforo, posta a circa 63 metri da terra, è possibile avere un panorama mozzafiato di Istanbul.

Dopo alcune ricerche sul web, scopriamo che esistono alcuni quartieri poco battuti dai turisti, ma davvero affascinanti e noi, volendo andare a cercare le chicche dei posti che visitiamo, decidiamo di portarci in uno di questi scegliendo quello che dovrebbe essere il più caratteristico. Con i soliti taxi (questa volta per fortuna siamo riusciti a farli viaggiare uno dietro l’altro) raggiungiamo il quartiere Balat, lo storico quartiere ebraico della città, rimasto tale sia nel periodo bizantino che ottomano, dimostrando la pacifica convivenza di religioni da sempre presenti a Istanbul. Oggi la minoranza ebraica si è spostata altrove, ma il quartiere ha mantenuto un fascino tutto da vivere, respirare e scoprire. Ha una propria identità percepibile solo camminando tra le sue strette vie, perdendosi nei suoi piccoli negozi di oggettistica e di antiquariato, tra i suoi bar rimodernati, ma che sempre mantengono un carattere deciso, e tra i “circoli” dove gruppi di uomini più o meno anziani, circondati da nuvole di fumo di sigarette (abbiamo capito perché si dica “fumare come dei turchi”!!!) giocano ad uno strano gioco chiamato “Okey” con tessere simili a quelle del domino. E’ davvero un luogo in cui perdersi senza avere problemi di tempo e mescolarsi con i suoi abitanti per capirlo e conoscerlo meglio: di certo qualcuno di noi, ci tornerà…magari in vacanza!

È pomeriggio inoltrato e non vorremmo perderci una visita al Gran Bazar costruito nel 1461 essendo stato il primo “grande magazzino” della storia. Purtroppo però è domenica e nonostante per i musulmani sia festa il venerdì, gli abitanti sembrano essere più europei che asiatici: il cancello di ingresso è chiuso (altra scusa per tornare presto in questa meravigliosa città!). Ci si consola perciò con un bazar “minore” poco distante. E’ facile anche qui perdersi tra il dedalo di viuzze e fiumi di persone che lo attraversano. E’ a gruppi separati, infatti, che rientriamo poi in hotel.

La giornata è volata, ma è stata sufficientemente lunga per capire che Istanbul è una di quelle città da mettere nella lista dei posti da vedere almeno una volta nella vita.