Ayaz in lingua uzbeka significa ventoso. Ora sappiamo il perché questo luogo abbia preso il nome di Ayaz Qala. Dormire non è stato proprio come bere un bicchier d’acqua. Il vento questa notte ha addirittura scoperchiato la Yurta dei nostri vicini che, a ragion veduta, hanno iniziato ad urlare spaventati e scappare a destra e sinistra. Quella dedicata a Stack, Simone, Filippo e Stefania si è ripetutamente aperta in più punti facendo entrare nuvole di sabbia ricoprendo borsoni, zaini e letti. Sarebbe stato semplice salire a bordo dei nostri mezzi e passarci la notte. L’avventura va vissuta…vera, fino in fondo, senza magheggi.

E’ così che i ragazzi si ritrovano alle prime luci dell’alba a fare colazione. Qualche racconto di una notte agitata mescolato al sorriso di chi ha un aneddoto in più da raccontare al rientro da questo viaggio.

Assistiamo in diretta anche all’inizio della ricostruzione della Yurta scoperchiata : di certo oggi qui al campo tendato non si annoieranno!

In moto i nostri mezzi affrontiamo i chilometri della giornata: pochi ma tosti. Raggiungiamo Khiva, antica capitale della Corasmia lungo la Via della Seta, dal fascino indiscutibile. Una sorta di museo a cielo aperto che una volta evocava immagini di carovane di schiavi, crudeltà barbariche e viaggi terribili attraverso deserti e steppe infestati da tribù selvagge che incutevano paura a tutti. Visitare questo luogo incantato, quasi immacolato è per noi d’obbligo. Beppe ce ne parla da giorni. Varchiamo le mura di fango che racchiudono l’Ichon Qala (Città vecchia): sembra di fare un salto indietro nel tempo.

Parcheggiamo i mezzi e ci inoltriamo a piedi tra le sue vie mentre il nostro capo spedizione Filippo deve, suo malgrado, rimanere in hotel per risolvere alcune pratiche burocratiche per il proseguimento del viaggio.

Medresse intonse, minareti che illuminati dal sole si stagliano verso il cielo azzurro, moschee dal fascino ammaliante, mausolei, case antiche…ad ogni angolo svoltato i nostri visi rimangono ammaliati da una bellezza infinita. Non smetteremmo mai di passeggiare in questo labirinto che ha sapore di storia mai passata. Una vera sorpresa per tutti. Il nostro caro Beppe aveva proprio ragione!