Due risvegli e due giornate quindi diverse per i nostri ragazzi! Niko e Roberto avranno molto da scoprire e, seppure il tempo a disposizione non sarà molto, siamo certi che grazie alla loro bravura e alla naturale bellezza di Herat tanto decantata dal popolo afghano, riusciranno a tenerci incollati al televisore!

Andranno a visitare la Cittadella le cui mura sono rinforzate da caratteristiche torri circolari, ma che nel tempo subì diverse ricostruzioni e restaurazioni. Si pensi che secondo la tradizione la prima cittadella fu costruita su ordine di Alessandro Magno. Si trova oggi su di un’altura ai margini della Città Vecchia nella sua struttura Timuride ed è suddivisa in cittadella superiore (per la sua posizione elevata) e cittadella bassa, dove si possono anche trovare strutture militari d’epoca Timurid: vi è, a testimonianza di ciò, una torre che conserva frammenti decorativi del tempo con piastrelle e iscrizioni in cufico (antica grafia araba caratterizzata da una forma geometrica dei grafemi).

Altro tesoro della città è, senz’ombra di dubbio, la Moschea del Venerdì: il maggiore monumento cittadino che si trova nella piazza centrale di Herat. Eretta inizialmente nel XIII secolo venne poi ricostruita sul finire del XIV secolo, tempo a cui risalgono le spettacolari decorazioni in ceramica smaltata di diverse sfumature di blu che la rivestono totalmente. La precisione dei mosaici definiti da piastrelle di piccolissime dimensioni è veramente di una bellezza che incanta.

Come in tutte le città che si rispettino non possiamo lasciarci scappare una visita al Bazar che per quanto visto e rivisto, ha sempre un certo fascino. Pietre, bracciali, abiti, foulard, tappeti, souvenir, spezie, frutta, verdura adagiati con cura sulle bancarelle sono avvolti da un magico gioco di colori, movimenti lenti, via vai di gente, rumori di voci e passi che emanano una sorta di potere attrattivo cui non si riesce a fare a meno. Non è necessario dover acquistare per farci un giro, la magia che emana un mercato è la molla per perdertici tra il labirinto di passaggi tra un venditore e l’altro.

Non si lascia Herat, però, senza visitare il museo Jihad che racconta la “guerra santa” combattuta contro i comunisti afghani e i sovietici: qui si incontra un ex militare sovietico che venne catturato e torturato dai mujaeddin (combattenti contro i nemici dell’unità islamica)… Ai tempi del suo rilascio, però, l’Amore fece il suo passo: una donna afghana rapì il suo cuore, decise perciò di sposarla e mettersi a disposizione del paese che l’aveva visto nemico. E’ ora un felice marito e cittadino afghano a tutti gli effetti. E’ proprio vero che quando il cuore chiama…

Ed è mentre Roberto e Niko filmano tutto ciò che il resto della “banda” decide di trascorrere la giornata all’aria aperta: cosa di meglio di un pic-nic sulle sponde del laghetto Qargha a soli 10 km dal centro di Kabul? Mano alla cambusa e al pentolame e via con il nostro pulmino afghano fidato verso una delle mete preferite dalle famiglie del posto: un luogo tranquillo dove poter trascorrere una giornata lontani dal traffico militare.

Dopo giorni e giorni di spiedini di kebab e riso un piatto di pasta al sugo non ce lo toglie nessuno! Un pezzo di grana, un po’ di prosciutto, due olive e una fetta d’anguria fresca mettono a tacere il nostro stomaco.

Scorrono piacevolmente le ore ed è in serata che ci si ritrova tutti insieme, felici e soddisfatti, ma con un interrogativo comune: riusciremo prima o poi a ottenere il visto pakistano? Bello e accogliente l’Afghanistan, ma dopo 15 giorni avremmo anche intenzione di continuare il nostro viaggio…