Sarà anche la festa dei lavoratori, ma la sveglia suona molto presto questa mattina per il team: per ragioni di sicurezza le nostre guide ci hanno consigliato di lasciare presto la cittadina di Bamyan (quando tanti dormono ancora) in modo tale da dare nell’occhio il meno possibile e cercare così di raggiungere Kabul per l’ora di pranzo. Il viaggio prosegue tranquillo e veloce per i primi chilometri; superiamo alcuni posti di blocco senza alcun problema, finché giunti all’altezza di una zona poco sicura nei pressi di Gozar nella regione di Parwan (e dove sapevamo già sarebbe stata necessaria la scorta della polizia) siamo costretti a fermarci: è in corso una cerimonia per l’inizio della primavera (un po’ ritardata, pare) e tutti i soldati sono impegnati a parteciparvi. Ci viene perciò chiesto dal governatore della zona di prenderne parte cosicché alla sua conclusione possa affidarci una pattuglia armata e blindata. Non possiamo fare altro che seguire le direttive.

 

Parcheggiamo i mezzi all’interno della base militare per non essere troppo sotto mira di eventuali occhi indiscreti e malevoli lungo la carreggiata e nelle montagne circostanti. Superata la giustificata diffidenza iniziale, il clima diventa familiare. Quale occasione, quindi, per preparare un caffè e offrirlo in segno di riconoscenza ai militari? Giungono i primi sorrisi e gli inchini accompagnati dalla mano destra sul cuore: tipico gesto di benvenuto e ringraziamento afghani. A seguire, le prime timide fotografie per giungere poi a quelle di gruppo, simpatiche e scherzose: li abbiamo “comprati”…siamo in mani sicure! L’attesa prosegue, il muezzin fa eco tutt’intorno a noi.

 

Ci era stato detto che nel giro di un paio d’ore sarebbe finito tutto…in realtà la cerimonia è stata posticipata: comincerà solamente dopo il funerale in corso (ci mancava solo questa!). Iniziata così alle 10 del mattino, è solo alle le due e mezzo del pomeriggio che giunge l’applauso conclusivo del pubblico presente. Il capo del distretto ci invita a pranzare con loro: alcuni di noi non avendo presenziato al discorso hanno già dato fondo alla cambusa di Beta e alzano perciò gli occhi al cielo, altri invece, avendo fatto colazione alle 5, giustamente s’illuminano! Si cerca di fare il prima possibile mossi dalla fretta di rimettersi presto in marcia, ma dulcis in fundo, come a voler piazzare la ciliegina sulla torta, dobbiamo passare con il governatore a fare presenza (seppur veloce) al Buzkashi organizzato in onore della festa.

Fortunatamente la cosa si risolve in breve tempo e con la scorta promessaci possiamo rimetterci n viaggio in direzione Kabul! Ben due Hummer armati e tre 4X4 ci accompagnano per circa 70 km! E’ quando ritengono trovarci in zona sicura che facciamo sosta per il commiato. Il governatore spende ancora due parole di ringraziamento per il nostro lavoro e, augurandoci un buon proseguimento del viaggio, ci saluta. Chissà…forse è solo un arrivederci!

Giungiamo così nell’ormai nostra seconda casa afghana (in effetti fa strano dire una cosa così…in Afghanistan…a Kabul, ma dopotutto è così) all’ora di cena.